Messana Nobile Siciliae Caput

Disegno di Filippo Juvara

Mi accingo a … raccontare Messina, solo alcuni tratti della Sua storia gloriosa ed eroica che non ha eguali per le vicende straordinarie che nel corso dei secoli si sono succedute e per gli eventi naturali tragici che, purtroppo, l'hanno contraddistinta.

Le origini della città peloritana sono molto remote, risalgono infatti al 730 a.C. quando coloni greci provenienti da Calcide (l’isola Eubea) la fondarono col nome di Zancle, dal greco "falce" per la forma arcuata del suo Porto: la penisoletta San Ranieri terminante nel bastione del San Salvatore che, appunto, lo racchiude. Secondo Diodoro il nome è dovuto alla sua fondazione da parte di Zancleo re dei Siculi. Zancle, favorita dalla sua strategica posizione geografica, al centro del Mediterraneo, ben presto si sviluppò fondando a sua volta altre colonie (Mylae e Hymera tra l’VIII e il VII secolo a.C.). Anassila, tiranno di Reggio, volendo estendere il suo dominio su entrambe le sponde dello Stretto, si impadronì della città e al posto dei Sami e dei Milesi vi insediò esuli Messeni. Zancle assunse così il nome di Messenion o Messene in onore della Messenia patria di Anassila. 

Le due dizioni sono presenti entrambe per qualche tempo nelle monete coniate a partire dal 493 a.C.. 

Nel 427 a.C. Messenion fu alleata di Siracusa contro le mire conquistatrici dei cartaginesi i quali con Imilcone (396 a.C.) distrussero in parte la città che venne liberata e ricostruita quasi subito da Dionigi il Vecchio, poi fu soggetta a Dione e, successivamente a Ippone, Timoleonte e Agatocle.

Dopo la morte di Agatocle, i Mamertini, soldati mercenari provenienti dall’Italia meridionale, col tradimento, si impadronirono della città nel 288 a.C.. Sconfitti da Gerone II di Siracusa nel 265, i Mamertini chiesero aiuto ai Cartaginesi prima e, quindi, ai Romani che liberarono Messana dall’assedio postole da Gerone II e dai Cartaginesi. Tale conflitto fu il primo atto delle tre Guerre Puniche (264 – 146 a.C.) e che porteranno i Romani alla conquista della Sicilia. Messana fu proclamata libera e alleata di Roma "civitas foederata", esente da tributi di guerra e di granaglie e Cicerone la definì città grandissima e ricchissima.

Durante le guerre servili, solidale con Roma per la ribellione degli schiavi, fu in parte risparmiata dalle ruberie dei pretori e propretori in particolare da quelle tristemente famose di Verre, uomo politico, partigiano di Mario prima e di Silla poi, si rese responsabile di ladronerie e soprusi di ogni tipo. 

In seguito prosperò ancora divenendo un importante e fiorente centro commerciale e politicamente di primissimo piano.

Dopo i fasti e gli splendori dell’età romana continuò ad avere grande importanza prima con gli Ostrogoti e poi con i Bizantini che la resero bella di monumenti e Messina godette di libertà amministrativa. L’imperatore bizantino Arcadio, nel 407 d.C., le dava un nuovo stemma in sostituzione dell’antico gonfalone con le tre torri, il manto imperiale traversato dalla croce d’oro e la nominava protometropoli della Magna Grecia e della Sicilia.

Le mire conquistatrici del mondo musulmano prevalsero, Messina fu conquistata dai Saraceni e questo comportò una lenta ma progressiva decadenza; molte chiese e monasteri basiliani cristiani di rito ortodosso, costruiti dai Bizantini, vennero saccheggiati e distrutti, alcune chiese come l’Annunziata dei Catalani vennero trasformate in moschee.

Con la dominazione Araba della Sicilia, la città venne fortificata per poter essere meglio protetta da altre invasioni, tali opere difensive furono così imponenti che, dalle cartografie del tempo, Messina apparirà come una città-fortezza oltre che città-porto. In questo periodo la politica economica fu illuminata e meno esosa, i commerci aumentarono sempre grazie alla posizione geografica visto che il vasto mondo economico degli arabi si estendeva dalla Spagna alla Siria compresa tutta l’area del nord Africa gravitante nel Mediterraneo.

Furono introdotte innovazioni in agricoltura, nella pesca, nell’estrazione mineraria e, soprattutto, nella tessitura e manifattura della seta.

Con la conquista dei Normanni, Messina fu occupata nel 1061 da Ruggero II, tutta la Sicilia prosperò tantissimo in tutti i campi e in modo particolare in quello economico commerciale e artistico. Città libera, Messina è, in quel periodo, tra le più ricche e belle della Sicilia.

La posizione geografica dello Stretto fu maggiormente valorizzata, la città Porta della Sicilia, per la sua floridezza economica, richiamò mercanti provenienti da ogni parte d’Italia che vi si stabilirono. Furono fondati fuori le mura conventi e monasteri basiliani e luoghi ospitalieri che dettero rifugio durante le lotte politiche, ospitarono membri delle famiglie regnanti e promossero la colonizzazione agricola dei territori e la pratica per attività economiche quali l’allevamento dei bachi, la tessitura della lana e della seta. Tra i monasteri famosi quello di Santa Maria a Mili San Pietro e, soprattutto, quello di Santa Maria della Valle comunemente denominato "Badiazza" in località S. Rizzo sui Monti Peloritani.

Fu ricostruita e riportata alla cristianità la bellissima Annunziata dei Catalani. Al suo Porto fecero scalo e si dipartirono le navi dei Crociati diretti in Terra Santa; con l’editto di Ruggero II Messina ebbe il titolo di "Caput Regni", il Consolato del Mare che dirime le controversie di commerci e navigazione, la sua Zecca batte moneta per tutto il Regno con l’orgoglioso motto M.N.S.C. "MESSANA NOBILE SICILIAE CAPUT"  (la Zecca a Messina operò fino al 1678 !)

In quel periodo, sotto il profilo urbanistico, essa occupa il bacino arcuato che racchiude il bellissimo Porto e l’area prospiciente è dominata dal Palazzo Reale, caratterizzata dal Duomo, dall’Arsenale, dal Palazzo Arcivescovile e da mura turrite che includono fortezze.

Dopo la morte di Guglielmo II il Buono finisce la dominazione dei Normanni in Sicilia. Che dire? Bellissima la Sicilia normanna, lo vediamo oggi!

Nel periodo Svevo, con Enrico VI, la città ottenne il privilegio di Porto franco ed incrementò i suoi traffici commerciali; si arricchì di nuove chiese e fra queste Santa Maria Alemanna la cui mirabile purezza delle linee architettoniche rappresenta oggi la più alta espressione dell’arte gotica nell’area del Mediterraneo, quella di San Francesco d’Assisi  nel 1254 le cui caratteristiche absidi gotiche saranno immortalate in un dipinto di Antonello da Messina: la Pietà con tre Angeli. Ci fu un rifiorire della letteratura con i poeti messinesi Guido e Oddo delle Colonne, Mazzeo di Rico, Stefano di Proto. La città, però, con Federico II di Svevia dovette sottostare ad alcune restrizioni, per questo si ribellò con la sommossa del 1233.

L’eroica resistenza di Messina nella guerra del Vespro (1282), assieme alle altre città siciliane con in testa Palermo, consentì, dopo la battaglia del Colle della Caperrina, la liberazione dell’Isola dagli Angioini che, in un primo tempo, erano stati accolti favorevolmente dalla popolazione. Carlo D’Angiò furiosamente la assediò e la bombardò incessantemente ma alla fine, il 26 dicembre 1282, dovette ripassare lo Stretto e ritirarsi.

Durante i Vespri Siciliani anche le donne combatterono strenuamente e valorosamente, tra queste le messinesi Dina e Clarenza (le due figure sul Campanile del Duomo battono i quarti e le ore) che si distinsero per il loro eroismo. Per intercessione della SS. Vergine (così vuole l’immaginazione popolare), un Vascelluzzo "u vascidduzzu" carico di grano, approdò nel Porto di Messina sfamando la popolazione stremata e sul colle sorse, dopo il volo in cerchio di una colomba, il Santuario di Montalto. Pietro d’Aragona, si vide spianata la strada e, dopo la liberazione dell’Isola dagli Angioini, cinse la corona di Sicilia.

La dominazione aragonese di fatto sancita con la pace di Caltabellotta del 1302 ben presto fu invischiata nelle lotte feudali che porteranno allo strapotere dei baroni e che influenzeranno negativamente tutta la storia politica, sociale ed economica della Sicilia.

All’inizio del XV secolo Messina è città vitalissima, in questo periodo è tanto prospera da battere moneta propria con la sua zecca, è un pullulare di banchieri; il suo arsenale è così attrezzato da potere accogliere la commissione di costruire una flotta contro l’offensiva dei tunisini; l’industria tipografica esprime nomi di rilievo nell’arte della stampa.

Fu in questo clima di prosperità che la città espresse il suo largo respiro sociale, economico e, soprattutto, culturale, attraverso l’opera e la figura di Antonello.

La città, così come l’entroterra costituito dai Peloritani, toccò il vertice della potenza economica nel XVI secolo; l’industria serica assurge a tali dimensioni che, su richiesta di setaioli di varia provenienza soprattutto toscani e veneti, viene concessa l’istituzione di un "Consolato della Seta" che conferisce alla Fiera di mezz’agosto un raggio di gravitazione europea e mediterranea.

Messina assume un ruolo di primo piano anche nel campo culturale: viene fondata la prima Università degli Studi Siciliani, la quale era stata preceduta dalla istituzione di una scuola di greco illuminata dall’insegnante Costantino Lascaris.

La prosperità economica portò ad una ristrutturazione dell’impianto urbanistico: all’imbocco del Porto venne costruito il forte di San Salvatore, un nuovo arsenale, la costruzione e l’ampliamento di opere murarie di fortificazione. Tali fortificazioni, di particolare rilievo durante la dominazione di Carlo V, cingeranno i colli immediatamente incombenti sulla città; ancora oggi, sulle alture, domina la cinquecentesca fortezza dei Gonzaga

Architetti, scultori, artisti vengono chiamati a dare il loro contributo affinché la potenza e la prosperità della città peloritana abbiano una loro immagine concreta nelle testimonianze edili e monumentali (cosi non è più… ora, non è più cosi … è l’oblio … altre sono le città che si fregiano del titolo di "città d’arte"). Vi operano fra Rinascimento e Barocco gli scultori G. Battista Mazzola, Antonello Gagini, Francesco Laurana, Giovanni Angelo Montòrsoli, Andrea Calamech, Rinaldo Bonanno, Jacopo Del Duca discepolo del Buonarroti, lo scienziato Francesco Maurolico, l’architetto Simone Gulli (sublime la "sua" Palazzata considerata l’ottava meraviglia del mondo), gli architetti e orafi Pietro e Gregorio Juvara che costituirono una scuola familiare da cui fiorì il genio di Filippo Juvara tra i più geniali architetti del tardo barocco italiano le cui opere hanno rilievo europeo, pittori come Antonello da Messina, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, l’olandese Van Houbracken allievo del Rubens, Mattia Preti, Alonzo Rodriguez, Polidoro da Caravaggio; grandi incisori intagliatori e orafi come il Mangani, il Veneziano, il Quagliata e, ancora, Natale Masuccio, Girolamo Alibrandi detto il Raffaello da Messina per aver collaborato col grande cinquecentista a Roma, il modenese frate teatino Guarino Guarini uno dei grandi artefici del barocco italiano. Splendida Messina! Era naturale che il tuo più famoso figlio Antonello dipingesse, sullo sfondo dei suoi dipinti, il tuo mare, il tuo paesaggio, i tuoi monumenti…

Nel 1571 nel Porto di Messina si concentrò l’armata cristiana che, al comando di Don Giovanni d’Austria, principe spagnolo (in Piazza Catalani è posta la statua bronzea), prescelto da Pio V come comandante della flotta navale della Lega Santa, sconfisse a Lepanto i Turchi. La città attraversa un periodo di grande prosperità legata al commercio di vari prodotti che transitano nel suo porto, ma soprattutto alla esportazione della seta autentico fiore all’occhiello del commercio messinese.

Lungo tutto il fronte del porto viene costruita la "Palazzata" costituita da una lunghissima ed ininterrotta serie di palazzi che chiudono il porto con grande effetto scenografico.

La città passò poi sotto la dominazione spagnola e le ampie libertà municipali di cui godette non furono gradite agli spagnoli che le considerarono una minaccia per la stessa corona e, quindi, tentarono di sopprimerle. Questo provocò una sommossa popolare contro di essi e nel 1674 il Senato messinese decise di ribellarsi al viceré Bajona chiedendo aiuto alla Francia; i messinesi, aiutati dal re Luigi XIV, che inviò una flotta sotto il comando di Duquesne ammiraglio francese, resistettero per quattro anni ma dovettero capitolare nel 1678 anche perché, il Re Sole, pago ormai delle vittorie nel Nord Europa e la conseguente pace di Nimega con la Spagna, abbandonò Messina al suo destino. La vendetta spagnola sarà inesorabile; di una violenza inaudita le feroci repressioni che il vicerè Benavides ordina e molti nomi illustri (tra questi Filippo Juvara) sono costretti ad abbandonare la città per l’esilio. Sarà attuata la soppressione a tappeto di tutti i privilegi di cui Messina godeva a cominciare dal Porto franco, viene chiusa l’Università e la Zecca ed abbattuto il Palazzo Senatoriale. Tutte le fortificazioni saranno ampliate con il concorso del tedesco Nuremberg (1679-81), sarà costruita la "cittadella" sulle rovine di magnifici palazzi e monumenti bellissimi che furono il vanto e lo splendore della città.

Privata della sua autonomia politica e amministrativa Messina per molti anni vide scemare la sua importanza, poi lentamente si riprese, ma fu colpita da varie calamità che ne minarono seriamente la stessa sopravvivenza: nel 1743 la peste bubbonica uccise oltre 40.000 persone, nel 1783 un terremoto (1200 vittime) la danneggiò gravemente (fu distrutta quasi per intero la bellissima Palazzata). Ma ancora una volta l’inesauribile forza di volontà dei messinesi compie il miracolo di una graduale ripresa riparando e ricostruendo monumenti e opere architettoniche. 

 

Anche la Palazzata viene ricostruita, a partire dal 1809, su modello neoclassico, voluto da Giacomo Minutoli.

Messina fu duramente oppressa dal governo dei Borboni che ne fecero un centro militare; partecipò attivamente ai moti insurrezionali del 1820 e del 1847-48. Tra i patrioti messinesi che maggiormente si distinsero per la libertà della Patria vi fu Giuseppe La Farina uomo politico e storico italiano che partecipò al moto insurrezionale antiborbonico del 1837.

Dopo lo scoppio della rivoluzione del 12 gennaio 1848 Giuseppe La Farina fu eletto deputato alla Camera, andò in missione diplomatica al campo di Carlo Alberto a Valeggio sul Mincio, fu ministro dell’istruzione e dei lavori pubblici, poi ministro della guerra e della marina e del Governo Siciliano. Esule, dopo la repressione della rivoluzione siciliana, a Marsiglia ed a Parigi, lavorò alla storia d’Italia dal 1815 al 1850.

Il Duomo in una stampa dell''800

Nel settembre del 1848 la città fu occupata dalle truppe borboniche al comando del Filangieri dopo un pesante bombardamento che era stato ordinato da re Ferdinando II che venne poi soprannominato "re bomba". Nel 1860 Giuseppe La Farina appoggiò la spedizione di Garibaldi nel Mezzogiorno recandosi poi in Sicilia con l’incarico da parte del Cavour di cercare di spingere la Sicilia all’annessione al Piemonte. Nel luglio 1860 la città fu liberata dalle forze garibaldine guidate dal generale Giacomo Medici ad esclusione della Cittadella che resistette fino al marzo 1861.

I piemontesi si rivelarono ben presto peggiori dei predecessori, l’erario molto esoso rimpinguava le casse sabaude impoverendo una popolazione allo stremo delle forze, ogni tentativo di protesta veniva soffocato barbaramente, divenne insostenibile anche poter sopravvivere, la povertà e la miseria ormai attanagliavano la Sicilia e l’emigrazione era divenuta ormai l’unica ancora di salvezza per condizioni di vita più decorose, consone ad un popolo che per millenni aveva conosciuto e fatto sue le civiltà più progredite.

Dopo essere stata gravemente danneggiata da un altro terremoto nel 1894, fu completamente rasa al suolo da quello più terribile del 1908 con un contemporaneo maremoto dalla violenza distruttiva; si contarono oltre 70.000 morti. Fu una delle peggiori sciagure della storia e costò, per quei tempi, più vite umane di una guerra.

Dopo essere stata gravemente danneggiata da un altro terremoto nel 1894, fu completamente rasa al suolo da quello più terribile del 1908 con un contemporaneo maremoto dalla violenza distruttiva; si contarono oltre 70.000 morti.

Fu una delle peggiori sciagure della storia e costò, per quei tempi, più vite umane di una guerra.

I primi a venire in soccorso dopo il disastro furono gli equipaggi della Flotta della marina imperiale russa che si trovavano in esercitazione al largo di Augusta e con le navi Makaroff, Guilak. Korietz, Bogatir, Slava e Cesaretivc, al comando dell'ammiraglio Ponomarev, portarono aiuto ai messinesi, salvando molti sotto le macerie ancora vivi, recuperando in mare moltissimi morti. Lo zar partecipò con un aiuto di 50.000 franchi, in Russia si istituì un comitato di aiuto chiamato Pietroburgo-Messina. Nell'occasione, lo scrittore russo Maxim Gorkij scrisse un libro e tutti gli utili derivanti dalla vendita furono dati a Messina per la ricostruzione. Questo fu un segno tangibile di amicizia fraterna ed eterna tra il popolo russo e quello messinese che, riconoscente, pose sulla facciata del Comune di Messina una lastra marmorea in ricordo perenne degli aiuti ricevuti.Il terremoto ebbe conseguenze anche sul piano politico e sociale: lo Stato italiano, messo alla prova, rivelò tutte le sue debolezze.

Il terremoto ebbe conseguenze anche sul piano politico e sociale: lo Stato italiano, messo alla prova, rivelò le sue debolezze. L’opinione pubblica dovette accorgersi che esisteva un problema del Mezzogiorno che, dopo l’Unità, anziché risolversi si acuiva per le forti differenze di sviluppo economico tra nord e sud.

 

 

L’opinione pubblica dovette accorgersi che esisteva un problema del Mezzogiorno che, dopo l’Unità, anziché risolversi si acuiva per le forti differenze di sviluppo economico tra nord e sud.

Il terremoto provocò ripercussioni d'ogni genere: con l’affannarsi al soccorso, nell’angoscia del momento, si aprì un dibattito politico, prolungatosi poi nel tempo, che investì le istituzioni, diede concretezza per la prima volta alla "Questione Meridionale", mise in causa l’efficienza dello Stato, fece incontrare e scontrare su un terreno di realtà drammatica le due italie, quella del Sud e quella del Nord e quella della Destra e della Sinistra.

La sciagura fu la prima grande prova dello Stato Italiano nato dal Risorgimento.

La città peloritana, ricostruita sullo stesso posto con grande spirito di sacrificio e abnegazione del popolo messinese, subì gravi danni nel corso della seconda guerra mondiale in seguito ai pesantissimi bombardamenti aerei e terrestri ad opera degli alleati.

Ancora una volta Messina si è distinta per la difesa della libertà nazionale partecipando attivamente alla cacciata dei tedeschi dal territorio nazionale con le forze partigiane messinesi.

Le truppe alleate entrarono a Messina il 17 agosto 1943, la Sicilia era stata liberata, l’Italia ancora rimaneva sotto la barbarie fascista e nazista e ancora giorni sanguinosi e di lutti dovevano venire. Il 1946 vede un nuovo Stato Repubblicano nato dalle macerie di una guerra che nel Paese lascia segni profondi difficili da cancellare e sanare.

Messina è certamente una delle città italiane maggiormente colpita, la ripresa seppure lenta, è costante. Durante la Conferenza di Messina del giugno 1955 i ministri della CECA proposero l’istituzione di un Mercato Comune Europeo e la regolamentazione delle risorse energetiche nell’area europea. Fu il primo passo verso l’Europa Unita; i Paesi europei infatti cominciavano a risentire dello strapotere politico-economico delle due superpotenze USA e URSS, con la Conferenza di Messina furono gettate le basi verso quella cooperazione politica ed economica che doveva portare al Parlamento Europeo. Oggi l’Unione Europea è una realtà ormai consolidata e il 1999 l'anno che vede la moneta unica (l’EURO) per i Paesi dell’Unione.

Il 16 gennaio 1975 una forte scossa tellurica fa tremare la mia città, i sismografi calcolano l’intensità intorno all’8° grado della scala Mercalli, fortunatamente, anche grazie a sistemi di costruzioni antisismiche, la città resiste e solo lievi danni si calcolano alle cose.

Messina rinasce splendida, con le sue strade larghe e rettilinee e le ampie piazze e i suoi giardini e i suoi monumenti restaurati con le sue chiese antiche a testimoniarne la grandezza e i suoi nuovi palazzi realizzati da architetti di grande fama. Andiamo ad elencare le opere più importanti di questo periodo.

Il Palazzo di Giustizia, in stile neoclassico dalle forme doriche, dell’architetto Marcello Piacentini con sul fastigio una quadriglia in bronzo e alluminio dell’architetto Ercole Drei, sopra il portale del vestibolo la statua bronzea della "Giustizia" di Arturo Dazzi.

Il Palazzo dell’Università degli Studi, neoclassico arricchito da decorazioni di stile liberty, viene realizzato su progetto dell’architetto Botto, nel dopoguerra viene ingrandito con le aggiunte operate dall’architetto Francesco Basile.

Il Palazzo della Prefettura, di gusto post-floreale con elementi rinascimentali viene costruito nel 1920 su progetto dell’architetto G. Bazzani che è progettista anche della Chiesa di Santa Caterina Valverde.

Il Palazzo Municipale, realizzato nel 1924 su disegno dell’architetto Antonio Zanca, il busto bronzeo di Antonello da Messina che domina la grande scala del vestibolo è opera di Antonio Bonfiglio che insieme al Sutera eseguì le sculture del fastigio.

In Piazza Municipio è posto il Monumento ai Caduti della Grande Guerra con l’arengario di G. Nicolini.

Nel 1914 viene costruito il Palazzo della Provincia dell’architetto Alessandro Giunta sull’area dell’antica chiesa di Sant’Agostino della quale rimangono nell’atrio modesti avanzi.

La chiesa di San Giuliano in stile moresco costruita nel 1927 dal Sac. Ing. Carmelo Umberto Angiolini autore pure della chiesa di San Pietro e Paolo della chiesa di San Luca di gusto romanico e della chiesa di S. Francesco di Paola.

Distrutta dal terremoto del 1908, viene costruita nello stesso posto la chiesa Annunziata dei Teatini, progettata dall’ing. Francesco Barbaro in stile neoclassico.

Il Santuario di Cristo Re dalla sobria linea barocca, voluto dall’Arcivescovo Paino, costruito nel 1937, sorge sull’area dell’antico castello di Roccaguelfonia del quale rimane ancora la Torre ottagonale che nel 1284 fu la prigione di Carlo II d’Angiò detto lo Zoppo e sul cui terrazzo poggia una campana che è tra le più grandi d’Italia. E’ stato costruito, sull’area dell’antica costruzione del 1295, il Santuario della Madonna di Montalto.

Vengono costruiti, inoltre, il Palazzo delle Poste di V. Mariani, il Palazzo della Dogana di G. Lo Cascio, la Chiesa dello Spirito Santo ricostruita sulla planimetria del sec. XIII, la Banca d’Italia di Cobolli Gigli, la Banca Commerciale Italiana di P. Interdonato, il Palazzo della Camera di Commercio di Camillo Puglisi Allegra che costruì anche la Galleria Vittorio Emanuele III, con volta in ferro e vetro, l’Intendenza di Finanza di M. Cannizzaro, il Palazzo della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele di Basile e Mallandrino, il Palazzo Arcivescovile di Fleres, la Chiesa del Carmine di Cesare Bazzani, il Santuario di Maria SS. di Pompei di Filippo Rovigo, la Chiesa di S. Antonio di Padova di Letterio Savoia, la Capitaneria di Porto, il Palazzo dell’INA, quello dell’INPS, il Palazzo del Banco di Sicilia di V. Vinci, il Palazzo della Libertà di Viola e Samonà, nel 1939 la Stazione Ferroviaria opera dell’architetto Mazzoni.

Dopo pochi decenni, ancora una volta, Messina deve subire durante la guerra una offesa gravissima al suo patrimonio artistico e monumentale perché martellata furiosamente ed incessantemente dai bombardamenti degli americani ed è pressoché rasa al suolo.

La medaglia d’oro al valore militare conferitaLe dal Capo dello Stato orna il Suo gonfalone ma non lenisce le profonde ferite. Messina, città eroica. E’ vero! Se non lo fosse stata…lo splendore dei suoi monumenti sarebbe salvo e l’oblio non l’avrebbe cancellata per sempre dalle città che oggi si definiscono "d’arte".

Messina ripete le gesta di quelle città che più volte distrutte, risorsero come dalle loro stesse ceneri. E’ vero, poco rimane nei monumenti della sua civiltà antica, e di Grecia e di Roma; ma le colonne d’un tempio di Nettuno, che hanno resistito alle catastrofi, reggono ancora la volta nuova della Cattedrale Cristiana, ma il suo Porto accomuna i relitti delle navi colate a picco durante l’ultima guerra con quelli delle navi cartaginesi e greche e romane e crociate e con quelle di Ruyter e dell’infelice Murat; ma Antonello e Caravaggio sorridono mesti dalle loro tele sacre.

CITTA’ MITICA NELLE SUE ORIGINI CON I SUOI MOSTRI PAUROSI SCILLA E CARIDDI, CITTA’ CRISTIANA CON LA SUA MADONNA, CITTA’ PIU’ VOLTE DISTRUTTA E SEMPRE RICOSTRUITA, ESSA HA COME SIMBOLO IL LEONE CHE RUGGE E QUEI RUGGITI SIMBOLEGGIANO LA VITALITA’ DI QUESTA RAZZA MERAVIGLIOSA.

 

Si ringrazia www.torrese.it